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False informazioni per ottenere il reddito di cittadinanza: la pena non è sproporzionata

La Corte costituzionale con la sentenza n. 35 del 20 marzo 2026 ha rigettato una serie di questioni di legittimità costituzionale dell’art. 7, c. 1, D.L. 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, nella L. 28 marzo 2019, n. 26, in riferimento agli artt. 3 e 27, c. 3, Cost., nella parte in cui punisce con la reclusione da due a sei anni, anziché con la reclusione da sei mesi a tre anni o, in subordine, con la reclusione da sei mesi a sei anni, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il reddito di cittadinanza, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute.